lunedì 2 febbraio 2026

Istantanee: il diario dl mio viaggio in Sri Lanka

SRI LANKA (20 luglio - 10 agosto)

Era almeno la quarta volta che facevo scalo ad Abu Dhabi, tutti scali lunghi poi, una volta ci ho proprio dormito nell'aeroporto, stavolta però erano addirittura 19 ore di sosta, quindi andare a visitare la capitale degli Emirati Arabi Uniti era quasi d'obbligo.
Ma a fine luglio non è poi questa grande idea.
diario di viaggio in Sri Lanka
mihintale
diario di viaggio in Sri Lanka
finalmente abu dhabi
Il caldo allucinante uno se lo aspetta, ma non che all'aperto si resistano una decina di minuti al massimo, inoltre mi aspettavo un'aria molto più secca, invece l'umidità si sente. Insomma, a parte la grande e sfavillante moschea (che è un po' la cosa di maggior richiamo), per il resto ho passato la giornata girando in bus con aria condizionata per saltare da un centro commerciale con aria condizionata all'altro, facendoci base per qualche incursione nella fornace esterna per guardarmi intorno e scattare qualche foto.
Non proprio il massimo, però qualche motivo di interesse la città l'ha presentato, magari in un periodo meteorologicamente meno complicato potrebbe anche valere la pena di spenderci qualche giorno.
E dopo una prima notte passata in aereo, tornare sfinito in aeroporto per cena e passare poi una seconda notte in aereo non è poi anche proprio il massimo ma insomma, stamattina sono finalmente arrivato in Sri Lanka.
Negombo doveva essere solo una tappa riposante di qualche ora, perché nel mio delirio di onnipotenza volevo provare a passare addirittura una terza notte in viaggio, sul bus che domani mattina avrebbe dovuto scaricarmi a Jaffna.
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aeroporto
diario di viaggio in Sri Lanka
toeletta
Fortuna che avevo prenotato un letto per un riposino pomeridiano e una doccia, perché un veloce passaggio alla stazione dei bus di Negombo e uno in quella centrale a Colombo ha reso abbastanza evidente che questo autobus notturno non era proprio immediato da trovare e comodo.
Il capoluogo della regione tamil dell'isola rimane così un utopia (odio cancellare le destinazioni ma non si poteva fare altro), nel frattempo mi godo Negombo che è carina e piacevole, anche se un po' decadente, mi gusto il tramonto sulla spiaggia e domani invece un treno mi farà arrivare (spero) in serata ad Anuradaphura con una notte d'anticipo, ma tanto questo tempo in più lo saprò sicuramente mettere a frutto, già lo so però che Jaffna (o meglio, la sua mancanza) mi rimarrà sullo stomaco.

Primo insegnamento dello Sri Lanka: la stazione dei bus potrebbe non essere la migliore soluzione per i tuoi spostamenti.
diario di viaggio in Sri Lanka
tutto chiaro
diario di viaggio in Sri Lanka
anuradhapura
Oggi, lasciando la guesthouse a Negombo per andare a Colombo a prendere il treno per Anuradhapura, il ragazzo alla reception se ne esce: "scusa, perché non prendi il bus che passa qui dietro? Fai prima ed è più economico".
Io basito mi chiedevo perché cazzo in uno dei due terminal visitati ieri non mi avessero detto nulla e la
 risposta era appunto nella parola terminal. I bus diretti a nord non entrano infatti in città, ma proseguono sulla via principale che passa leggermente fuori, così, fermo sulla pensilina che funge da fermata, per Anuradhapura basta salire su uno qualsiasi di quelli (pure frequenti oltretutto) diretti a Mannar, Trincomalee o Jaffna e il gioco è fatto.
Jaffna, si. Pure lei. A saperlo prima.
Certo, passare la notte in uno di quei così sbatacchianti non è una gran prospettiva, partendo di mattina sul presto però si poteva pure fare, ma all'ora in cui mi hanno caricato, a Jaffna ci sarei arrivato per cena per poi dovermene riandare la mattina successiva.
Uno dei segni inequivocabili che sto invecchiando è che ormai il "mordi e fuggi" estremo non lo prendo nemmeno più in considerazione: una volta avrei passato la serata e la mattina presto in giro per Jaffna a fare foto...ma basta co' 'sta Jaffna!
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alberi infiniti
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polonnaruwa
Sono dunque arrivato ad Anuradhapura un giorno prima (e grazie al bus, almeno 4 ore prima che in treno), quindi sono riuscito a visitare un sito cui nel mio programma originale avevo rinunciato a malincuore: Mihintale, ovvero un tempio in cima a una collina rocciosa famoso anche per i tramonti. Ovviamente le nuvole hanno coperto il tramonto, ma il posto merita.
Anuradhapura infine, la città più antica dell'isola e capitale del suo primo regno: una vasta zona di rovine con veramente con un sacco di roba e con dei mastodontici stupa che spuntano dalla foresta; curiosamente è si un'area archeologica, ma è anche un sito religioso ancora attivo, per cui la maggior parte delle persone che vi si aggirano non sono turisti, bensì gruppi di fedeli in pellegrinaggio (che probabilmente sono però pure turisti) in tenuta bianca candida.
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madre e figlio
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pipistrello
Non c'è che dire, la parte storica buddista di Ceylon ha molto da offrire, c'è pure un tempio costruito attorno a un albero che si dice sia una talea di quello originale sotto al quale Siddharta ebbe l'illuminazione diventando Buddha e che sta lì ben pasciuto da oltre 2000 anni certificati...chissà come si dice da queste parti "me cojoni"?
Domani ci si sposta verso est, vediamo se anche qui vale la regola di evitare la stazione dei bus.

Alla fine, una piccola incursione nello Sri Lanka a prevalenza tamil l'ho fatta comunque.
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bagnetto con autoctoni
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in spiaggia
Per Trincomalee, città dal nome curioso, c'era un bel bus che partiva di buon mattino (dalla stazione stavolta, non arrivava da sud, ma almeno sono potuto andare in anticipo e trovarmi un buon posto a sedere), così già in tarda mattinata ero a destinazione.
La sua area urbana non offre molto, mentre la sua grande baia, le splendide spiagge affacciate sul mare aperto e diversi meravigliosi promontori, valgono invece del tutto la pena. Peccato che questi promontori, interi o solo la punta, se li sono presi i militari o i preti, come tradizione vuole anche in Italia per i posti belli su una punta (ma qui si parla di monaci, non di preti, direte voi; certo, come per il tempio induista sulla punta della prominenza occupata da Fort Frederick, ma in ogni caso le chiese cristiane, anche in punti privilegiati, non mancano).
Le distanze tra le varie cose da vedere sono non indifferenti, quindi ho affittato una bici: grave errore.
Sarà il caldo (nemmeno esagerato tra l'altro), l'umidità, la sveglia presto, la stanchezza accumulata, ma le gambe non giravano e ho fatto moltissima fatica, oppure sarà che quasi 20 km li ho fatti, sta di fatto che ormai, passati i 50, la forma evidentemente scema (non nel senso di svanisce, ma proprio per dire "mortacci sua andó sta").
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ansia
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tra gli studenti
Trinco (per gli amici) sarà probabilmente il luogo dell'unica giornata di mare della mia estate, ho fatto pure il bagno nell'Oceano Indiano, ma poi: altro bus altro giro, col tuktukkaro (conducente di tuk-tuk) che correva appresso al bus per farmici salire sopra e un cambio volante ad Habarana, dove scendi, attraversi l'incrocio, ti metti alla fermata nella direzione perpendicolare a quella da cui arrivi e monti sul primo bus che passa. Ma si, che ce famo co' la bus station?
Ora sono dunque a Polonnaruwa, con le coincidenze dei mezzi fortunate che mi hanno fatto arrivare all'ora di pranzo e giusto in tempo per infilarmi su un fuoristrada e partecipare a un safari pomeridiano nel parco nazionale di Kaudulla a vedere gli elefanti e un sacco di pennuti.
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cervi di trinco
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il riposo del guerriero
Le rovine di Polonnaruwa sono infine più compatte (anche qui da vedere in bici: la prestazione, pur senza brillare, è stata migliore della precedente), varie, godibili e in buono stato di quelle di Anuradhapura (hanno qualche secolo in meno), ma sono solo resti archeologici e non luoghi di culto, quindi solo turisti e niente fedeli, ma può comunque capitare (a me poi capita ovunque) di trovarsi in mezzo a una scolaresca dove la regola è che più sono piccoli e più sono incuriositi da me (immagino non sia poi tanto strano).
Ho detto che a Uppuveli Beach a Tricomalee sarebbe stato il mio unico giorno di mare...ma non l'unico bagno: proprio vicino alla mia homestay c'è un canale con una chiusa che lo separa dal lago lì accanto e c'erano intere famiglie che si tuffavano (c'erano pure due scivoli e qualcuno ci si lavava pure i denti), quindi andare in camera, mettersi il costume e andare a buttarsi a mollo è stato un attimo. L'acqua era fresca e verde, certo la faccia non ce la immergo, ma per il resto, quanto sarà diversa da quella del lago di Nemi? Poi con tutti quegli autoctoni che sguazzano.

Questo girare per lo Sri Lanka utilizzando gli autobus pubblici tipo COTRAL (ma con le casse amplificate montate sui portabagagli) da prendere alle fermate ha i suoi vantaggi, soprattutto economici e per il fatto che ti ritrovi costantemente mischiato con la gente del posto; l'uso poco frequente dell'aria condizionata, anche in negozi, ristoranti e alloggi vari però si fa sentire.
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ciao
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safari
Finalmente Sigiriya, il sito archeologico più famoso del paese: qui il giro in bici va via abbastanza liscio perché le distanze sono brevi, occorre però evitare di fare un frontale con un elefante che ti esce all'improvviso da una stradina laterale, d'altronde gli elefanti se ne fottono della precedenza visto che in ogni caso hai tu la peggio (era accompagnato dal suo mahout, che evidentemente se ne frega pure lui, un altro pachiderma lo stavano invece lavando nel torrente lì sotto). Il vero problema è semmai il "bucio di culo come un secchio" (già, sono molti i francesi che visitano questi posti) che ti fai salendo sulla famosa rocca alle una e mezza con il caldo che ti sfianca e poi anche sul vicino roccione di Pidurangala per vedere il panorama sulla rocca stessa.
Il fascino del sito però è una cura per l'anima, per le gambe doloranti invece l'unico rimedio è il riposo.
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sotto
diario di viaggio in Sri Lanka
sopra
Per fortuna oggi il programma diceva Danbulla. Oddio, fortuna, insomma: uno pensa che il famoso Rock Caves Temple, visto che è scavato nella roccia, si visiti con comodo, invece è scavato nella roccia della parte sommitale della collina e quindi giù altri centinaia di gradini sudando come un guanciale stagionato. La fortuna è che a Danbulla non c'è molto altro da vedere e quindi un riposino dopo pranzo e un pomeriggio soft non me li leva nessuno...che poi spesso sono io stesso che me li levo, perché come ho già avuto modo di dire altre volte, sono un esaltato de cazzo.

Dambulla ha una bella stazione dei bus, nuova e con un centro commerciale annesso, quindi per prendere il bus per Kandy bisogna ovviamente aspettare di fuori, sul ciglio della strada, montando al volo su uno dei mezzi che si fermano lì davanti.
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rambutan
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sul bus
Kandy era la capitale dell'ultimo regno prima che gli inglesi arrivassero a fare "tutto mio".
Si comincia a salire, si trova a 500 metri, l'ambientazione e il clima cambiano, fa sempre caldo ma di meno e un velo di nuvole è tornato a coprire il sole. È anche la prima vera città in cui mi trovo e c'è pure un bel po' di traffico incasinato.
Appena arrivato, bisognava togliersi subito 'sto dente e così sono andato a vedere il Tempio del Dente, il luogo più sacro del paese, dove viene custodito appunto un dente di Buddha.
Per il resto, la città è piacevole e genuina, in questi giorni però vi si tiene un importante festival, quindi per dieci giorni è ancora più incasinata: si può comunque visitare tutto ma nelle strade ci sono blocchi del traffico, un ingente spiegamento di militari e forze dell'ordine varie, varchi con controlli ai pedoni e perquisizioni, nonché molti gruppi in costume e tamburi per danze e suoni che stazionano nel parco a ridosso del tempio insieme a diverse decine di elefanti che parteciperanno poi alle sfilate. Insomma, sfilate, balli, suoni ed elefanti...fico...insomma, particolare, però nel gruppetto di strade centrali all'ora di cena non si riesce nemmeno a passare per la calca e per mangiare mi sono dovuto inventare un bel giro, poi non mancano altri impedimenti vari, probabilmente Kandy me la sarei goduta di più in condizioni normali.
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wildlife

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kandy
Tra l'altro, durante questi 10 giorni di festival l'alcool è bandito e per trovare una birra, anche al supermercato (in generale, in Sri Lanka, la percentuale di ristoranti che la servono è fortemente minoritaria e bere per strada è vietato) bisogna farsi una ventina di minuti di bus fino alla vicina cittadina di Peradeniya. Io in realtà a Peradeniya ci sono andato, ma non a comprare la birra, bensì a visitare il giardino botanico più grande e bello del paese, che era ovviamente invaso (alle 4 di pomeriggio) da scolaresche di ogni ordine e grado. Notavo la schiacciante prevalenza femminile, mi sa che i ragazzi non ce li portano perché tanto i selfie tra i fiori non se li fanno, che era poi l'attività principale di quelle più grandicelle; quelli delle elementari invece, maschi e femmine quasi in egual misura, scorrazzavano allegramente mostrando come i bambini sono uguali in tutto il mondo.
Domani si prende finalmente il famoso treno srilankese, per una tre giorni tutta di montagna.

La tratta in treno da Kandy fino a Ella è una delle attività che tutti i turisti vogliono fare.
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sul treno
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sulle rotaie
La linea ferroviaria si inerpica infatti sulle montagne attraversando una regione verdissima e dagli splendidi panorami.
Lungo il percorso si alternano foreste che partono con palme e banani ed arrivano via via fino alle conifere, poi ruscelli e cascate, ruspanti villaggi montani, campi, risaie e, soprattutto, nelle zone più in alto, piantagioni di tè.
Le distese di piantine da cui si ricava la prelibata bevanda per cui Ceylon è famosa fin dall'epoca coloniale sono infatti le star della regione e gli ameni paesaggi da esse contraddistinti sono resi ancora più godibili dalla velocità a passo d'uomo con cui procede il convoglio: un vero treno turistico paesaggistico che però è invece un mezzo di trasporto vero e proprio nonché fondamentale per le popolazioni locali e il cui biglietto costa pochi centesimi di euro.
Per spezzare le tante ore di viaggio, una classica tappa è la cittadina di Nuwara Eliya, situata a ben 1900 metri di quota e adagiata sotto alla vetta del Pidurugalatala (comunemente chiamato "Pedro", nome ricorrente nei toponimi cingalesi, utilizzato tra l'altro dalla più famosa fabbrica di tè della zona), che con i suoi 2500 metri abbondanti è la vetta più alta dell'isola.
Mezzo pomeriggio, limitato tra l'altro da una pioggerella che poi si è fatta più insistente, è bastato giusto per uno sguardo veloce alle cose principali, ma quel freschetto che richiedeva le maniche lunghe è stato una goduria.
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sfilata a kandy
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vedetta
Il giorno dopo però, la seconda tratta in treno fino a Ella è stata stata invece un mezzo incubo: oltre 4 ore per coprire 75 km circa (anche i tempi del primo tratto sono quelli, però stavo seduto e comodo), su un treno molto più scassato del precedente e con la metà dei vagoni, quindi un vero e proprio carro bestiame: ho visto qualche paesaggio solo perché insieme ad altre nove persone ho passato la maggior parte del viaggio nello (stretto, vista la presenza anche dei bagagli) spazio tra vagoni dove c'erano le porte.
Una vera faticaccia.
Ella poi è il centro del turismo di massa della zona e forse del paese, un villaggio di una strada sola con tutti bar sui due lati che la sera sembrano alberi di natale tante sono le luci colorate e centinaia di furgoncini dei tour organizzati in giro. I suoi dintorni sono però assolutamente meravigliosi. La mia guesthouse era spersa nelle piantagioni di tè e ci si arrivava solo con un sentiero a piedi oppure con una stradina stretta e scoscesa dove solo un tuk tuk o uno scooter si può avventurare.
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elefanti in attesa
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concistoro
E con uno scooter ho davvero dato tutto me stesso e perlustrato palmo a palmo l'area circostante la cittadina, puntando alle attrazioni più note ma infilandomi anche nelle serpeggianti stradine tra campi e foreste che salgono e scendono tra le alture e i valloni. Alla fine il momento più bello è stato proprio in una di queste: dopo essermi addentrato in salita per un bel po', silenzio assoluto, nessuno in vista, foreste e campi di tè tutt'intorno e un piccolo edificio con un Buddha, quando a un tratto un furgoncino carico di bimbi in divisa arranca fino alla mia posizione e mi scarica davanti una bimbetta con le trecce che dopo avermi salutato si è incamminata serafica lungo un sentiero tra i campi verso casa. Il furgoncino era uno scuolabus.
Domani si riscende, verso la costa sud stavolta; mi mancherà non sudare come un guanciale tutto il tempo.

Tissamaharama, che per semplicità chiameremo come fanno loro, cioè Tissa, si trova verso l'estremità sud-orientale dell'isola e in passato ha avuto una certa rilevanza, tanto che ancora conserva alcuni resti archeologici e stupa, ma il motivo per raggiungerla è che si tratta della porta d'ingresso allo Yala National Park, dove fare i migliori safari dello Sri Lanka.
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galle
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vecchio e nuovo
Sbrigarsi a scendere dalle montagne con un taxi condiviso invece del solito bus colorato e sferragliante non è servito a fare in tempo a partecipare a un safari pomeridiano né a risparmiarmi la levataccia alle 4 la mattina successiva, ma in compenso mi ha regalato un pomeriggio libero e uno scooter a disposizione. L'inevitabile trance agonistica che ne è derivata mi ha fatto vedere ogni sasso nei dintorni, ognuno dei bei laghi circostanti in cui potrebbe avventurarsi anche qualche coccodrillo, nonché farmi arrivare fino alla cittadina di Kataragama, centro spirituale di grande importanza per i cingalesi, il cui santuario non mi è però sembrato tanto diverso dagli altri, se non per la superficie su cui sorge.
Il safari poi è andato bene, chiaramente dopo il Kruger l'anno scorso questo sembra una bazzecola, ma ho comunque potuto salutare elefanti, bufali, cervi, coccodrilli, varani, manguste e tantissimi uccelli di ogni forma, colore e dimensione, come tucani, buceri, gru, aironi e tanti altri.
La star del posto però, il leopardo, ha preferito non farsi vedere, così dopo il Sudafrica, anche lo Sri Lanka mi lascia un conto in sospeso col simpatico gattone maculato (mortacci sua).
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aggressione
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donne al tempio
Il trasferimento successivo a Galle è stato poi un po' laborioso, con cambio a Matara, una cecagna impellente (colpa dell'alzataccia) e l'arrivo solo un'ora prima del tramonto.
Galle è probabilmente la città più graziosa del paese, con una struttura urbana che può soddisfare anche gli occidentali, ovvero una parte nuova con lungomare, mercati e vie commerciali, contrapposta a una deliziosa città vecchia racchiusa tra i bastioni dell'antico forte olandese e protesa verso il mare. Certo, l'insieme di edifici storici e residenze coloniali all'interno delle mura è ormai solo un luna park per turisti, ma l'intera città, come molti altri luoghi turistici dell'isola, mantiene comunque una certa impronta molto genuina.
Ora sono a Colombo: il giro itinerante è finito e la metropoli cingalese sarà il teatro dei miei ultimi giorni di viaggio, dei quali come da copione scriverò dalla scrivania di casa.

E dunque, alla fine, Colombo, la metropoli ex capitale dello Sri Lanka.
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addirittura
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dambulla
Ex-capitale si, perché una quarantina di anni fa il parlamento e il titolo furono spostati a Sri Jayavardenepura Kotte che è nient'altro che un sobborgo di Colombo ma da allora è la capitale, come se qui spostassimo tutti gli uffici governativi a Morena, la facessimo comune indipendente e poi la dichiarassimo ufficialmente nuova capitale italiana (sai che rosicata quelli de Roma nord).
In realtà, al contrario di Morena, Kotte la sua storia ce l'ha, ma vabbè.
In ogni caso, Colombo è come gran parte delle grandi città dell'Asia meridionale e sud-orientale, ovvero: sporca, caotica, inquinata, puzzolente, calda e congestionata, cioè adorabile. Si, perché alla fine è anche vivace, colorata, eterogenea e genuina, senza contare che c'è il mare, ha una dotazione storica e culturale abbastanza interessante, è ottima per lo shopping di qualsiasi tipo, ha molte più alternative culinarie del resto del paese (e il colon ringrazia) ed è quasi totalmente ignorata dai tour organizzati (cosa che può essere solo un fatto positivo). Infine, è lo specchio del paese e saltarla significherebbe andarsene senza aver incontrato uno degli aspetti fondamentali dell'isola.
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altra ansia
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curiosone
I tre giorni finali del viaggio sono dunque filati via lisci, con qualche comodità in più, alla scoperta della metropoli cingalese (più altre 7 ore in quel rovente inferno che è Abu Dhabi in estate, anche se stavolta leggermente meno insopportabile che all'andata, tanto che sono riuscito a farmi anche qualche giretto a piedi), che si meriterà senz'altro un approfondimento con un articolo dedicato sul blog. Segnalazioni le meritano però già adesso: nel tempio più importante, a fare compagnia a un coccodrillo e una testuggine impagliati c'è un intero elefante impagliato (!); la luna piena è una festa particolare e sentita tanto che in tutta la città non viene servito un goccio di alcool per tutto il giorno (eccheccazzo!); l'ultima giornata è iniziata con una processione nelle strade sotto l'albergo con danzatrici in abiti tradizionali, suoni di trombe e tamburi e un sacco di gente a seguire.
Chiudo con i consueti fatti e curiosità:
- in Sri Lanka ci sono un sacco di chiese architettonicamente rilevanti;
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pellicano
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bagnetto al cucciolo
- buddismo, induismo, islam e cristianesimo convivono tranquillamente, al punto che è tutt'altro che strano incrociare per strada altarini con cristi e madonne, magari accanto ad altri con Ganesh;
- nei colorati autobus pubblici oltre a cristi, madonne, buddha e ganesh, sulle pareti sono pitturati anche personaggi di fumetti e serie tv;
- si vedono molti mutilati in giro, d'altronde la brutale guerra civile è finita solo nel 2009;
- ammazza quanto rompe i cojoni il camioncino dei gelati!
- tutta l'isola, zone urbane o più naturalistiche, è piena di piccoli e simpatici scoiattoli;
- è facilissimo incontrare scolaresche di tutti i livelli in gita, tutti con le loro brave uniformi bianche candide;
- canali attorno alla casa, piccole piscine anche interne o vasche rimediate, tutto è buono per fare un acquario;
- ci sono tantissimi impressionanti e splendidi alberi ultracentenari dai tronchi giganteschi, non solo nei templi, dove costituiscono un elemento obbligatorio e venerato, ma un po' ovunque;
- ogni spiazzo può essere un campo da cricket;
- i cingalesi fanno i furbi nelle file;
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sfilata a colombo
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tutti attenti
- inspiegabilmente, viste le caratteristiche del paese comuni anche con altri stati del sud-est asiatico (assoluta sicurezza, popolazione cordiale e pronta a dare informazioni utili, economicità, facilità di spostamento con mezzi pubblici) dove invece non hanno tanto spazio, la modalità di visita scelta dalla grande maggioranza turisti consiste nei tour organizzati, sia con gruppi più ristretti che si muovono con gli odiosi furgoncini con autista privato, che in grossi gruppi che sembrano sciami di cavallette...cioè, un posto dove il fai da te è tanto semplice, comodo ed economico...non me lo spiego davvero (si, io odio tale modo estremamente impersonale di viaggiare, ma ognuno fa le sue scelte e non è questo il punto, quello che mi chiedo è: perché in Thailandia, Laos, Malesia o simili no - o comunque molto di meno - e qui invece si, così tanto?).
Ok, la sera del 10 agosto sono tornato a casa: non ci crede nessuno che mi fermo qui, infatti giovedì si riparte e si cambia totalmente scenario.









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