Georgia e Armenia (14-31 agosto 2925)
Il Caucaso lo anelavo già da tempo.
Certo, nel 2022 ero stato in Azerbaijan, un'esperienza più che positiva, ma ho sempre pensato che le maggiori potenzialità della regione risiedessero in Georgia e Armenia, così eccomi qui.
A Tbilisi però, per ora è stata solo una toccata e fuga di una notte, ma è bastata per un'ottima prima impressione, anche grazie alla goduriosa cena nello scantinato dov'è ospitato un ristorantino rustico gestito da energiche signore di mezza età (avanzata) che pare sia una specie di istituzione.
| murales a tbilisi |
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| compagnia |
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| a gyumri |
Atmosfera genuina, popolazione cordiale, cibo strepitoso e vino buono: basta poco e l'Armenia già ti mette voglia di ritornarci pure se sei appena arrivato.
Il ritorno a Yerevan è stato un po' laborioso, poiché il van a Gyumri parte quando è pieno, dopo 50 minuti di attesa e diversi posti ancora vacanti, alcune persone si sono rotte le scatole e hanno riempito un taxi condiviso per partire subito, seguite a ruota da un secondo gruppetto che ha fatto la stessa cosa lasciando il van praticamente svuotato e da capo a dodici, fortuna che i restanti membri, me compreso, trovate un paio di persone supplementari sono riusciti a riempire un taxi a loro volta, così, dopo tutta l'attesa, il viaggio è invece stato spedito e il conducente stavolta non guidava nemmeno a scatti.
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| io e l'ararat |
Parlando di chiese invece, il riferimento è la vicina cittadina di Echmiadzin, una sorta di vaticano per la chiesa armena, la cui cattedrale è considerata il più antico tempio cristiano del mondo risalendo al 303 d.c. (l'Armenia è infatti stato il primo paese ad adottare il cristianesimo come religione ufficiale, prima che Costantino e quella bigotta di sua madre ce la imponessero pure a noi a Roma...'cci loro).
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| murales a tbilisi |
| murales a tbilisi |
Nota semi-dolente: è bello alloggiare in una guesthouse tra i vicoletti ciechi al lato della parte alta del Kaskad, peccato che le scale mobili che la risalgono chiudono alle 20:00, così quando torni dalla cena ti tocca fare la scalata. Di giorno, col sole che batte su quella montagna di marmo, sarebbe un suicidio, di notte è fattibile ma fa comunque caldo (Yerevan si trova a 1000 metri ma agosto è agosto pure qui), fortuna che mano a mano che si sale si beneficia di un'arietta in movimento che a valle manca.
Gli ultimi due giorni di base a Yerevan prevedevano l'affitto di un'auto e il solito girare impazzito alla scoperta di quanto si poteva fare in giornata dalla capitale.
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| dilijan |
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| tubi di roccia |
A Khor Virap, più che il monastero fortificato è la vicinanza dell'Ararat a fare impressione, mentre in quello di Gheghard sono le sue buie stanze interne dalle pareti finemente scolpite a lasciare il segno. Di certo curioso trovare poi nella vicina Garni, un tempio greco-romano perfettamente conservato, ma è scendendo nel canyon sottostante che si strabuzzano gli occhi davanti alle alte pareti dalle iconiche forme a tubi con sezione poligonale, una specie di "selciato del gigante" di gaelica memoria su pareti quasi verticali.
Data la mia proverbiale passione per i laghi, il vasto Sevan non poteva non essere un obiettivo, di cui le giornate pessime dal punto di vista della visibilità (pur senza nemmeno una nuvola in cielo) hanno appena scalfito l'impatto scenico al contrario della mancanza di un mezzo di locomozione proprio con il quale mi sarei sfogato molto di più nell'esplorarne le coste e nel goderne le acque (anche se si trova a 1900 metri, è il mare degli armeni e la balneazione è tutt'altro che sgradevole, anche se a metà pomeriggio si cominciava ad avvertire qualche brivido già solo all'ombra sulla spiaggetta).
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| iosif vissarionovic |
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| lago sevan |
In tutto ciò è rimasta fuori, poiché l'agenzia effettuava il tour solo il giorno del mio ritorno in Georgia (cioè oggi), l'attrazione forse più spettacolare: la regione di Lori e la gola del fiume Debed con i suoi monasteri patrimonio UNESCO, percorsa comunque durante i viaggi di andata e ritorno da Tbilisi a Yerevan.
Pazienza, già ero cosciente che avrei voluto voglia di tornare per visitare tutta la parte meridionale del paese, questo dunque è solo un (forte) motivo in più. Dunque: arrivederci Armenia.
Arrivare a Kutaisi non è stato per niente semplice.
| chiaro |
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| murales a gori |
Credo tra l'altro che all'ultimo pieno di gas, quello seduto davanti a me abbia compreso le bestemmie che stavo sparando a raffica (in effetti lo stavo facendo più o meno dalla frontiera), forse sapeva un po' di italiano o forse erano troppo evidenti. Vabbè.
La seconda città della Georgia aveva velleità quasi da seconda capitale (era stato anche costruito un futuristico edificio dove far trasferire il parlamento), ma oggi è un po' malandata e trascurata, fatto che però non le toglie l'atmosfera amichevole e l'aspetto genuino. Silenziosi vicoletti acciottolati fiancheggiati da villette d'epoca con giardinetti fioriti, un insieme architettonico che va un po' cercato ma che è di notevole fattura, alcuni splendidi murales, chiese affascinanti tra le quali qualche chicca di alto livello: una città carina, piacevole da girare a piedi, con tanti angoli da fotografare, si fa insomma perdonare il viaggio della speranza fatto per raggiungerla (e pensare che invece molti dall'Europa atterrano direttamente qui perché ci arriva la Merd-zzair con un volo diretto).
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| murales a tbilisi |
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| murales a tbilisi |
Una giornata piena me la sono goduta, due notti (perché dopo una mazzata del genere mica si può ripartire il giorno dopo), ma poi altro gettone altro giro e si riparte alla volta di Gori (in effetti stavolta la marshrutka mi ha lasciato sull'autostrada, proprio sulla corsia d'emergenza, ho dovuto scavalcare il guardrail e scendere nella strada sottostante dove un po' più in là c'era la fermata del bus che andava in centro, fortuna che non ero da solo e ho dovuto semplicemente seguire gli autoctoni). Questa cittadina è famosa per aver dato i natali a Iosif Vissarionovič Džugašvili, più famoso col nome di Stalin: qui tutto o quasi in effetti verte sullo sfruttamento della controversa figura tenuta ancora ben in considerazione dalla popolazione, dal monumentale museo con il parco dove un tempio racchiude la povera casetta originale alle statue e ai nomi della piazza e del viale principale, ma c'è anche una fortezza e un po' di stradine caratteristiche, di certo vale la pena in ogni caso fare un'immersione in quest'angolo di ruspante provincia georgiana.
Ora sono tornato a Tbilisi, ma è solo un altro stop and go.
Pit stop a Tbilisi, giusto per salire su un paio di cabinovie e godersi la città dai parchi ricreativi in quota, ma soprattutto per prendere una macchina a noleggio, stavolta prenotata per tempo, in modo da smettere di salire e scendere dalle marshrutke ed essere più libero di infilarsi nei peggio posti.
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| panorama a tbilisi |
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| kazbek con hijab |
Per prima cosa sono tornato dalle parti di Gori perché avevo rosicato che non ero riuscito ad andare a Uplistsiche, corposa deviazione ma ne valeva la pena, per poi fiondarmi a manetta sulla strada militare georgiana che si inerpica tra le vette del Caucaso verso il confine russo, arrivando a Stepantsminda alle 5 passate e cominciando subito a far cadere santi: dopo una giornata limpida anche sull'alto passo Jvari e vedute magnifiche, a pochi chilometri dal traguardo una beffarda e bassa nuvola metteva in ombra tutto il fondovalle e copriva totalmente la vista verso l'alto.
| panorama sul kazbek |
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| pito |
Riscendere è stato pure faticoso, con più di un'ora persa in coda per dei lavori, ma lo sforzo di voler poi arrivare a ogni costo al monastero di Davit Gareja prima di raggiungere la destinazione per la notte si è rivelato imprescindibile. Lasciate le propaggini della dolcissima regione vinicola si guida infatti per una cinquantina di km senza incontrare quasi nessuno tra terre ondulate col giallo imperante della paglia, un'ambientazione surreale per arrivare a questo piccolo monastero fortificato e scavato nella roccia in mezzo al nulla col confine azero lì accanto.
| abitanti di davit gareja |
| abitanti di davit gareja |
Infine Telavi, il cuore del Kakheti, la regione del vino (pare che il vino sia stato inventato in Georgia, millenni or sono), graziosa cittadina coi resti di un palazzo reale dove fare base per girare i dintorni e scoprirne le due principali peculiarità: i vigneti e i monasteri fortificati, d'altronde si sa che i preti amano sbevazzare.
Domani riconsegno la macchina e torno a Tbilisi, per restarci qualche giorno stavolta e visitarla finalmente a fondo.
Salutati Telavi, il Kakheti e la signora della guesthouse che mentre andavo via mi ha regalato un litro di rosso fatto in casa dal marito, non so se con l'uva della meravigliosa pergola nel loro cortile o presa altrove; riconsegnata la macchina e sistemato per bene nel mio ultimo alloggio georgiano, anche questo sopra a pergole cariche di grappoli biondi e sanguigni, Tbilisi ha cominciato a svelarsi in tutto il suo splendore.
| a tbilisi |
La città più bella, ricca di storia, fascino e cultura del Caucaso, merita una visita attenta e consapevole.
Ma a parte la profusione di punti panoramici, le tante bellissime chiese dove scovare notevoli affreschi, le costruzioni storiche che testimoniano il ricco, lungo e variegato passato della città, i monumentali palazzi istituzionali e musei figli dell'era sovietica e post-sovietica, la vibrante subcultura che si mostra nei meravigliosi murales sparsi qua e là, i curati parchi e i viali alberati ricchi di statue e memoriali, l'ottima cucina e la cordialità degli abitanti, a fare di Tbilisi una destinazione sensazionale sono le case, le abitazioni della gente.
| musica a erevan |
| canti |
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| foto al kaskad |
| canti |
- i bancomat in Armenia hanno tra i valori preimpostati dei numeri piuttosto strani come 19000, 39000 o 75000 dram;
| cicogne |
- l'acqua delle fontanelle a Gyumri e Yerevan è potabile anche per noi, buona e freschissima, da fare concorrenza ai nasoni di Roma (anche a Tbilisi, ma non è altrettanto fresca);
- con l'approssimarsi del tramonto, il Kaskad di Yerevan viene trasformato in un grande set fotografico, in alcuni casi da parte di professionisti ma più spesso da coppie o gruppetti di ragazze che si fanno i book a vicenda (nel Caucaso hanno un po' un problema con i selfie, o meglio con la loro quantità);
- in Armenia, per strada ci sono distributori di caffè ovunque, ci sono anche in Georgia ma molti di meno;
- in entrambi i paesi, le messe assomigliano più a dei concerti visto che ci sono almeno 3 o 4 (se non 7 o 10) sacerdoti che cantano tutto il tempo con cori, controcanti, scambi di soli e tutto il repertorio, per fare il prete devi essere come minimo Pavarotti;
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| arte moderna |
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| supporto |
- la Georgia sembra essere più economica dell'Armenia;
- in Georgia, nei cortili tra i palazzi o nelle villette, le pergole di uva sono diffusissime, a Gori però le trovi anche sulla strada a fare ombra al marciapiede;
- la grande maggioranza delle guesthouse in cui ho alloggiato sono gestite da anziani, principalmente dalle mogli, che sono quelle che parlano inglese;
- Nino è un nome femminile, deriva dalla santa che evangelizzò la regione nel IV secolo;
- alla radio mi è capitato di sentire Despacito subito seguita da Toto Cutugno (i conducenti dei tour mi hanno anche deliziato spesso e volentieri con Albano e Romina e i Ricchi e Poveri)...meglio andare a messa;
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| supporto |
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| capolavoro |
- come in tutta l'ex Unione Sovietica, mi è capitato spessissimo che la gente mi parlasse chiedendomi informazioni o altro, continuando anche dopo l'evidenza che non stavo capendo una mazza di ciò che dicevano, qui però in molti mi hanno detto che avevo una faccia "locale", in finale siamo caucasici anche noi no?
- a Tbilisi i dragon fruit costano meno che a Colombo, com'è possibile? (in effetti in Sri Lanka erano una delle poche cose costose).



















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