giovedì 3 giugno 2021

5 luoghi insoliti e affascinanti nella zona dei Castelli Romani

La zona dei Castelli Romani, ovvero l'area subito a sud di Roma che copre il massiccio montuoso dei Colli Albani e i suoi dintorni, può vantare innumerevoli motivi di interesse con caratteristiche di tipo storico, archeologico, culturale, geologico, naturalistico e paesaggistico, che talvolta si presentano anche in contemporanea. Ecco quindi 5 suggerimenti su dei siti non particolarmente conosciuti, ma molto interessanti e dalle peculiarità piuttosto insolite, in cui vale sicuramente la pena di organizzare un'escursione, abbinandola magari a una passeggiata e a un pasto in una delle deliziose cittadine storiche del territorio.


Bosco Ferentano di Marino

Non sono rimasti molti i luoghi sui Colli Albani dove a dominare la scena c'è ancora la flora originaria, soppiantata per la maggior parte da piante più utili dal punto di vista economico come il castagno. Tra i rimanenti, il più famoso e scenografico è senz'altro il Bosco del Cerquone in località Pratoni del Vivaro, ma il Bosco Ferentano si ritaglia un ruolo non trascurabile grazie anche alla sua posizione facile da raggiungere e alla sua particolarissima morfologia.

bosco ferentano marino castelli romani
arco di peperino
bosco ferentano marino castelli romani
memoriale
Quello che oggi viene ufficialmente chiamato Parco della Rimembranza e che una volta era una riserva di caccia (barco) appartenente alla nobile famiglia dei Colonna, si trova infatti subito a ridosso del centro storico di Marino, famoso più che altro per la caotica Festa dell'Uva. L'area verde, il cui ingresso si raggiunge anche a piedi in pochi minuti dalla centrale Piazza Matteotti, si sviluppa per oltre 20 ettari, ma soprattutto in lunghezza per almeno un paio di chilometri, andando a riempire uno stretto vallone scavato da un ruscello, la Marana delle Pietrare, chiuso da un imponente costone di peperino.

bosco ferentano marino castelli romani
nel bosco
bosco ferentano marino castelli romani
nel bosco
Il bosco, fittissimo e oscuro, è più di tipo "misto" che "originario", ma inoltrandosi al suo interno si possono osservare monumentali esemplari di querce, aceri, tigli e carpini, nonché diverse specie di rigogliosi arbusti anche rari e protetti. Percorrendo il lungo viale che dalla strada porta all'interno della foresta, si possono incontrare inoltre diversi resti delle costruzioni edificate dai Colonna, come un massiccio arco di peperino del XVI secolo che fungeva da ingresso all'area e altri ruderi seminascosti nella vegetazione. Seguendo il ruscello si possono però osservare anche ripide pareti di roccia viva solcate da grotte e un memoriale ai caduti cittadini della I guerra mondiale. L'insieme di tutte queste caratteristiche dà vita a una passeggiata di grande interesse, senza contare che con un po' di fortuna ci si può imbattere nella ricca fauna (principalmente uccelli, ma non solo) che popola questa fitta e intricata macchia: sicuramente un'attività piuttosto sorprendente da fare a poche centinaia di metri di distanza dal centro storico di una città.


bosco ferentano marino castelli romani
bosco ferentano di marino


Parco della Solfatara di Pomezia

Il Vulcano Laziale non può assolutamente essere considerato spento (infatti viene detto "quiescente"), viste anche le numerose testimonianze che ne evidenziano l'attività. Una delle più palesi e spettacolari è quella che si può osservare nell'area della Solfatara (o anche Solforata), situata a meno di 3 km dalla stazione ferroviaria di Pomezia in località Santa Palomba, proprio dove si incontrano i territori comunali di questa e di Roma, all'interno di quella vasta area naturalistica che costituisce la Riserva di Decima Malafede.

solfatara pomezia castelli romani
stagni bianchi
solfatara pomezia castelli romani
lago verde
Lasciando l'auto al lato di Via dei Castelli Romani in corrispondenza di una piccola zona industriale, si può entrare nel bel mezzo del parco, trovandosi subito davanti un pittoresco laghetto verde con scogli e piccole falesie, ma le parti più interessanti vengono oltrepassandolo in entrambe le direzioni. Solo un paio di centinaia di metri a nord infatti, ben osservabile dal percorso che corre lungo il suo fianco meridionale salendo anche su una bassa collinetta, si apre il "lago rosso", il principale della zona, che riempie una ex cava di materiale ferroso da cui derivano le particolarissime sfumature rossastre dell'acqua.

solfatara pomezia castelli romani
lago bianco
solfatara pomezia castelli romani
fiume sulfureo
Puntando invece verso ovest dal primo specchio d'acqua, si incontra la solfatara vera e propria, con un altro laghetto (affiancato anche da un'altra pozza) completamente bianco lattiginoso dove inoltre si nota chiaramente il ribollire causato dalle emissioni sulfuree che fuoriescono dal terreno (va specificato però che l'acqua è fredda), mentre nel terreno subito intorno la vegetazione, già piuttosto rada anche nella zona più esterna, sparisce completamente per lasciare il posto ad argilla e terreno dalle sfumature giallastre che ricorda un paesaggio lunare.

solfatara pomezia castelli romani
polla sulfurea
solfatara pomezia castelli romani
canyon
Un piccolo corso d'acqua, anche questo di colore bianco, corre a fianco dal lago e seguendolo si può oltrepassare lo specchio d'acqua e osservare alcune polle di acqua sulfurea, fino a trovarsi davanti una collinetta, quasi un terrapieno, ferita da un'angusto, basso e spettacolare canyon in cui vale senz'altro la pena di inoltrarsi. Non c'è un sentiero vero e proprio che lo attraversa, ma insistendo un po' si arriva a un ultimo stagno di colore rosso intenso, dovuto al fatto che qui venivano sciacquati i metalli ricavati dal minerale della cava. Una passeggiata di poche ore permette di esplorare per bene questa particolarissima area, che in più è facile e comoda da raggiungere senza tuttavia attirare le folle.


solfatara pomezia castelli romani
lago rosso della solfatara di pomezia


Castello del Maschio d'Ariano

Il Maschio d'Ariano (anche detto Maschio di Lariano o Monte Algido) è la più settentrionale delle cime che compongono il crinale boscoso del Monte Artemisio, ovvero la porzione sud-orientale della cinta esterna dell'antico Vulcano Laziale, che incombe sulle città castellane di Velletri e Lariano dividendole dall'incantevole altopiano dei Pratoni del Vivaro.

castello maschio d'ariano castelli romani
ruderi chiesa di san silvestro
castello maschio d'ariano castelli romani
crinale dell'artemisio
Da entrambi i versanti sono diversi i sentieri che permettono di risalire la montagna, ma se partendo dai centri abitati si devono prima percorrere alcuni chilometri in macchina su stradine strette, serpeggianti e un po' dissestate (che però arrivano abbastanza vicine alla vetta), lasciando il mezzo al lato della strada dei Pratoni più o meno all'altezza del centro equestre ci si può immergere immediatamente nella natura per un trekking estremamente interessante e godibile: il Maschio d'Ariano sfiora i 900 metri di altezza, ciò significa che in pochi chilometri bisogna coprire buoni 300 metri di dislivello, per cui almeno un minimo in forma bisogna esserci, ma per i resto il percorso non presenta gradi difficoltà.

castello maschio d'ariano castelli romani
versante del circeo
castello maschio d'ariano castelli romani
versante dei pratoni-rocca priora
A circa metà salita il sentiero si sdoppia e bisogna prendere a sinistra (a destra si va verso la cima del Peschio) per raggiungere dopo un po' il crinale, dove comincia il tratto più bello in mezzo al bosco e con punti panoramici che si affacciano verso i Pratoni. A ridosso della cima si cominciano a incontrare i ruderi dell'antica chiesa di San Silvestro e delle fondazioni del Castello d'Ariano, struttura che affonda le radici addirittura in epoca romana e distrutta nel XV secolo dai soldati velletrani che aiutavano il papa  a riconquistare queste terre. I ruderi ora sono completamente inglobati nella radura, ma rimangono ben visibili diversi resti di quello che doveva essere un grandioso edificio lungo tutta la parte finale del percorso, in cui lo sguardo si apre invece sul versante che si affaccia verso i Monti Lepini e la Pianura Pontina. 

castello maschio d'ariano castelli romani
palestrina tra gli alberi
castello maschio d'ariano castelli romani
la torre e la croce
La vetta è segnata da un'alta e imponente croce di metallo che presidia il sito dove sorgeva la torre più alta e dove si potrebbe osservare un eccezionale panorama a 180 gradi che spazia dalle montagne sopra Tivoli e Palestrina fino al Circeo e alle isole dell'Arcipelago Pontino, per non parlare di tutta la zona dei Pratoni del Vivaro e della cinta esterna dei Castelli Romani fino a Rocca Priora e al Tuscolo, se non fosse che gli alberi ne coprono ora la maggior parte (20 anni fa era tutto libero e la sensazione era davvero incredibile). Comunque la vetta è abbastanza ampia e con vari punti dove sostare a rifocillarsi all'ombra e sui ruderi. Scendendo verso Lariano si possono anche incontrare una necropoli con le sue caratteristiche grotticelle e uno scenografico canyon scavato nel tufo, mentre un altro sentiero nel bosco percorre completamente il crinale dell'Artemisio passando per tutte le altre cime, tra cui il Peschio (la più alta con i suoi 939 metri, ma sulla quale nemmeno ci si accorge di transitare), subito dopo il quale una deviazione riporta al bivio a metà salita di cui sopra. 


la cima del maschio d'ariano


Romitorio di Sant'Angelo in Lacu

Come il Lago di Nemi e il suo fascinoso Eremo di San Michele Arcangelo, anche il Lago di Castel Gandolfo ha il suo misterioso santuario perso nel bosco a mezz'altezza tra il livello dell'acqua e il bordo del cratere e, come il suo gemello, non è semplicissimo da trovare.

romitorio sant'angelo in lacu castelli romani
ingresso meditazione
romitorio sant'angelo in lacu castelli romani
verso il romitorio
Il sentiero che scende dal Convento di Palazzolo è piuttosto impervio e non segnalato, anche se con belle ambientazioni silvestri e interessanti punti in cui si notano gli sbocchi del sistema di acquedotti della zona; di sicuro più consigliabile invece, se si vuole arrivare alla meta, è quello che si dipana dal tracciato della Via Francigena. Seguendo questa infatti, provenendo dal bivio con la deviazione che va alle grotte e poi al convento, basta svoltare a sinistra al bivio successivo e seguire il sentiero fino a un altro bivio (il secondo, perché il primo porta a quella vertiginosa parete rocciosa che è la Pentima della Vecchiaccia) con delle scalette che scendono ricavate nella roccia, in fondo alle quali prendere a destra per qualche decina di metri.

romitorio sant'angelo in lacu castelli romani
grotte
romitorio sant'angelo in lacu castelli romani
resti del campanile
Subito cominciano a comparire i resti di alcune strutture in muratura, compreso quello che sembra fosse un campanile, cui si aggiunge anche la presenza di alcune grotte; il punto forte però si trova poco più in basso, dove una stanza ormai scoperchiata si rivela un'antica cappella con nicchie e altare intonacati, mentre sul lato, delle finestrelle si aprono su un antro oscuro probabilmente collegato alle grotte di prima. Poco distante infine, un portale in pietra immette in un balconcino a strapiombo sulla parete rocciosa, verosimilmente uno spazio di meditazione per i monaci. Il santuario era già attivo e abitato prima del XII secolo, per venire abbandonato nel XVII e distrutto un secolo dopo: oggi è un luogo dal fascino misterioso e ricco di suggestioni, anche perché completamente immerso nel bosco e avvolto nel silenzio, nonostante disti poche centinaia di metri dal sentiero principale, dal quale pero solo una minima parte della moltitudine di persone che lo percorrono normalmente si allontana per arrivare fin qui.


romitorio sant'angelo in lacu castelli romani
il romitorio di sant'angelo in lacu


Lago di Giulianello

La zona pianeggiante compresa tra i rilievi dei Colli Albani e quelli dei Monti Lepini è in realtà piuttosto vallonata e selvatica ed è in tale placido e piacevolissimo scenario agreste che si inserisce questo piccolo specchio d'acqua che prende il nome dal delizioso borghetto rinascimentale frazione del comune di Cori, cioè in provincia di Latina, che sorge a solo un paio di chilometri di distanza.

lago di giulianello
i colli albani
lago di giulianello
i monti lepini
Il lago e la piccola riserva che lo circonda fanno però amministrativamente parte del comune di Artena, anche se le città più vicine sono invece Velletri e Lariano. Dal piccolo spiazzo al lato della provinciale 79, parte una larga strada sterrata ora chiusa al traffico ma molto gradevole da percorrere a piedi facendo vagare lo sguardo sui campi e su entrambi i massicci montuosi che fanno da sfondo. La camminata porta in circa un chilometro e mezzo alla piccola spiaggia, unico punto comodo di approdo all'acqua, caratterizzata anche da un ampio prato dove fare pic-nic e qualche grande albero che garantisce l'ombra.

lago di giulianello
il lago di giulianello
lago di giulianello
il lago di giulianello
Il sito è veramente incantevole, tanto che è stato dichiarato monumento naturale, mentre una tranquillità assoluta permea l'atmosfera tutt'intorno. Lo specchio d'acqua si allarga per circa una dozzina di ettari di superficie ed è circondato da campi, vegetazione varia e alberi secolari che ricoprono i piccoli rilievi che lo chiudono sui lati. Un sentiero che parte al lato della spiaggetta e si riallaccia alla carrareccia privata che passa sopra la sponda opposta permette anche di effettuare il periplo a piedi. Il lago di Giulianello è quasi sconosciuto ai più e le poche persone che vi si possono incontrare sono generalmente abitanti della zona: una penuria di gente che rende la riserva un habitat privilegiato per numerosi uccelli e pesci.


lago di giulianello
dalla spiaggetta del lago di giulianello


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