martedì 13 febbraio 2018

Istantanee: Russia europea e Repubbliche Baltiche (seconda parte)

(Segue dalla prima parte)

10- Ieri ho lasciato Mosca e dopo un lungo viaggio con tappa obbligata a San Pietroburgo per cambiare mezzo sono finalmente arrivato a Veliki Novgorod, una delle città più antiche, con la storia più importante e, devo dire, anche più belle di tutta la Russia. 
affascinante signorina
È veramente un bel posto, con un cremlino che sfoggia la chiesa più antica della nazione e si affaccia direttamente sul fiume Volkhov (c'è anche la spiaggia, così me ne sono stato spaparanzato una mezzoretta e ho messo pure i piedi a mollo), mentre sull'altra sponda sorgono i resti di un'antica corte con tante chiesette. E poi tanto verde ovunque e tante persone rilassate e sorridenti a spasso.  
7 chilometri a sud del centro si erge invece il bel monastero di San Giorgio, che io dovevo raggiungere assolutamente soprattutto perché alle spalle di questo il fiume Volkhov si allarga confluendo nel lago Ilmen, uno di quelli che da bimbo guardavo sull'atlante di mio nonno, un vero e proprio mare interno talmente grande che la sponda opposta non si vede nonostante la forma quasi sferica (dovrebbe essere circa 3 volte il Garda), circondato inoltre da natura rigogliosa e splendidi paesaggi.
spiaggia sul volkhov
Sarà stata anche la splendida giornata, limpida e calda ma dalla temperatura non opprimente, e io rischio di ripetermi, ma a Veliki Novgorod, o anche solo Novgorod come viene comunemente chiamata, si sta una favola. Sono colpito!

P.S. nel grazioso locale dove ho ben cenato, dai prezzi anche relativamente bassi, le cameriere sono pure tutte carine, gentili e simpatiche. Veliki Novgorod, si si.

P.P.S. L'affascinante signorina nella prima foto mi ha invece tenuto compagnia mentre facevo colazione, con l'ostello ancora totalmente immerso del sonno.

11- Il palazzo Yusupov (da non confondere con i bellissimi giardini che si trovano un chilometro abbondante più in là) è ingabbiato insieme alle facciate di tutti i palazzi adiacenti sulla sponda della Moyka; la graziosa chiesetta di San Stanislav è completamente ingabbiata (tanto l'avevo già vista e fotografata otto anni fa, tiè!); la punta della cupola di Sant'Isacco è ingabbiata (come sopra, tiè!); l'isoletta tra i canali di Novaya Gollandiya con i suoi palazzi storici è un unico grande cantiere; tutti i giardini intorno alla chiesa della Trinità sono scavati e sotto lavori così come il lungoNeva dietro al monastero Nevsky; la cattedrale della Trasfigurazione è completamente ricoperta di ponteggi e alcuni di questi li trovi anche all'interno di quella di Smolny...San Pietroburgo è una città per vecchi! I cantieri da guardare sono talmente tanti che un anziano qualsiasi andrebbe in brodo di giuggiole...ma io ho 42 anni soltanto DANNAZIONE!
giardini di tauride
Comunque anche con tutti questi ponteggi Leningrado (mi piace chiamarla così) ha un fascino e una bellezza alle quali non si può rimanere indifferenti e poi in compenso la cattedrale di San Nicola e i giardini d'estate, che otto anni fa erano in pesante restauro e chiusi al pubblico, oggi sono splendenti.
Nel 2009 dieci giorni non furono sufficienti a esaurire quanto di bello questa città ha da offrire; certo il fatto che tornavamo in appartamento tutte le volte alle 6 di mattina ubriachi lerci e che i miei compagni di viaggio, nonostante i loro studi fossero più in linea dei miei con le bellezze artistiche del luogo, fossero restii ad allontanarsi dalle passerelle delle sfilate di moda milanesi (al secolo la Nevsky Prospekt) ha influito un po'. Per questo ho deciso di tornare qui anche durante questo viaggio e togliermi i sassolini che mi erano rimasti nelle scarpe.
via dittatura del proletariato
E così sono venuti il monastero di Alexander Nevsky, il complesso di Smolny, dove il maestro Bartolomeo Rastrelli ha dato il meglio di sé (che più che un sassolino questo era un sanpietrino nella scarpa mortacci vostra: è come se uno viene a Roma e non sale "ar campidojo"!), i giardini di Tauride, dove scoppiò la rivoluzione d'ottobre, la grande sinagoga...e tanto altro verrà.
Intanto ho pure scoperto che accanto a Smolny ci sono via e piazza "dittatura del proletariato"...questo si dice non rinnegare la propria storia.
Domani si sale ancora più a nord, a saldare il conto con i laghi, ma poi si ritorna.

P.S. Dallo spiedinaro azero dove ho cenato ieri, al tavolo di signore ultracinquantenni accanto, una di loro come suoneria del cellulare aveva i System of a Down!

12- Quali sono i due laghi più grandi d'Europa?
A questa domanda sapevo rispondere già all'età di quattro anni (e senza guardare wikipedia sul cellulare...nessuna delle due cose esisteva ancora).
che c'è l'orsi? 
Ora, caso vuole che entrambi si trovino uno a fianco all'altro non molto, si fa per dire, a nord-est di San Pietroburgo e quindi una volta da queste parti il loro richiamo per un fissato come il sottoscritto era troppo forte.
Del Ladoga però ho avuto solo una fugace visione in lontananza poiché il treno per Petrozavodsk (che poi prosegue fino a quella terra estrema che deve essere la città di Murmansk: la voglia di proseguire è tanta ma i programmi sono altri) ne lambisce le coste meridionali leggermente all'interno e la vegetazione lo nasconde alla vista, inoltre la parte bella e interessante sono le isole a nord, molto più laboriose da raggiungere.
kizhi
L'Onega invece non solo sfoggia una vera e propria città sulla sua sponda occidentale, Petrozavodsk appunto, ma raggiungibile in aliscafo da questa c'è anche una delle attrazioni più intriganti di tutta la Russia. La città è la classica sovietica: casermoni squadrati intervallati da qualche casetta in legno, vialoni, monumentali edifici neoclassici che ospitano musei o istituzioni cittadine (in uno però c'era il KFC), bellissimi parchi ottimamente tenuti con tante aiuole fiorite, statue delle principali personalità comuniste (l'immancabile piazza Lenina, ma c'è pure una statua di Andropov, chissà dove altro trovarla).
Le particolarità stanno nei tanti memoriali ai caduti di guerra (la regione della Carelia deve essere stata un bel casino nella prima metà degli anni quaranta), nella mancanza totale di chiese in centro, in una statua di un orso e infine nello splendido lungolago. 
Già, il lago. 
Petrozavodsk si affaccia su un ramo, le cui sponde sono ricoperte di sempreverdi, ma dove questo si allarga verso il centro l'orizzonte si perde nell'acqua...un vero mare d'acqua dolce...d'altronde è il secondo lago d'Europa.
pranzo al vagone ristorante
Un'ora e mezza di aliscafo porta in una zona punteggiata da centinaia di isolette boscose grandi e piccole; una di queste però, Kizhi, è di aspetto più rurale e un vero museo a cielo aperto. Qui, tra gli orti e i campi fioriti, tra dolcissimi panorami ondulati nei quali fa sempre capolino il blu scuro dell'acqua del lago, sorgono diversi piccoli villaggi fatti di case di legno, originali anche se le diverse attività che svolgono gli abitanti sono state riadattate al turismo, oppure piccole costruzioni isolate immerse nel verde. Ho camminato per quattro ore senza fermarmi un attimo per le stradine sterrate dell'isola percorrendola da un capo all'altro, dalla parte più turistica a quella dove ero in completa solitudine, e mi sa tanto che questa soleggiata e ventosa giornata a Kizhi è la più bella che ho passato finora durante questo viaggio.
Ora mi attende un treno notturno che mi riporterà a San Pietroburgo, intanto però nel viaggio di andata mi sono tolto lo sfizio di pranzare nel vagone ristorante di un treno russo...speriamo che mi capiti un provodnik simpatico come quello dell'andata. 

13- Il tracciato della rete di metropolitane di San Pietroburgo è fatto davvero coi piedi.
Cinque linee, più una sesta in arrivo che non cambierà le cose, e le stazioni in centro (e il centro di una città di quasi 5 milioni di abitanti è un po' grande) sono pochissime e molto distanziate. Per fare un esempio considerate una città con almeno due linee che si incrociano, andrebbe bene addirittura Roma, e tracciate un triangolo con vertici in 3 stazioni adiacenti (termini, cavour e piazza vittorio ad esempio); ecco, quanto ci vuole da un punto qualsiasi all'interno di questo triangolo alla stazione più vicina? Nel caso del mio ostello un quarto d'ora a passo spedito! Sempre meglio dell'ostello di qualche giorno fa dove in tutto il quartiere (un quartiere storico e centrale, quello del teatro Marinsky per intenderci) la metro non c'era.
grande moschea
Sarà per questo che qui sono tutti magri, come ti muovi sono chilometri a piedi. Io ho camminato come un pazzo e tolto tanti altri sassolini dalle scarpe. Per l'escursione fuori porta, visto che otto anni fa eravamo andati a Petrodvorets, stavolta ho scelto Pushkin con il suo grandioso palazzo di Caterina e ho anche approfittato del quartiere periferico dove si prendeva il bus per gustarmi il palazzo del Soviet, il monumento agli eroici difensori di Leningrado e la chiesetta che stava sulla copertina della Lonely Planet di qualche anno fa.
Per il momento amarcord invece: il bar Fidel, aperto dalle 6 di sera alle 6 di mattina dove otto anni fa io e i miei compagni di viaggio di allora facevamo le ore piccole, è ancora aperto e ancora spacca di brutto. Non solo, ho anche scorto sugli scaffali tutto l'occorrente per fare un negroni...già lo era prima, ma ora è ancora di più il mio bar preferito di San Pietroburgo. 

14- Questa che viene sarà l'ultima notte russa del mio viaggio. 5 ore di bus mi hanno infatti portato a ridosso del confine con l'Estonia, in una cittadina di nome Pskov, dalla quale domani entrerò nel paese baltico. Il posto sa un po' di deja vu, con il fiume che attraversa il centro, il cremlino fortificato che si staglia sulle acque e l'aspetto classico delle città russe di provincia, nondimeno anche questa è graziosa e piacevole, una degna chiusura per la Russia...io però ho ancora altri 9 giorni di viaggio.
Ah, sapete cosa c'è pochi chilometri a nord di Pskov? Bravi! Un lago! Il Chudskoe, o Dei Ciudi, o Peipus, prende anche una buona porzione di Estonia ed è grande come la provincia di Viterbo (esclusi gli artificiali dovrebbe essere il quinto d'Europa). Anche la mia prima tappa estone sarà a ridosso di esso, però le strade e la città stanno tutte a qualche chilometro di distanza, non so se riuscirò a scorgerlo, lo spero.
L'ultima curiosità russa: a San Pietroburgo, ma credo ovunque, dal semaforo pedonale quando scatta il verde esce una voce che dice una cosa che sembra proprio "sbiricuta"; la voce non è quella del conte Mascetti ma non si può avere tutto dalla vita. 

15- Foreste di abeti dal tronco alto, snello e dritto come un fuso e betulle più frondose si sono contese il paesaggio già da prima di Pskov, dopo il quale a sorpresa si è aperta una verde campagna punteggiata di piccole​ fattorie di legno fino al confine; poi ancora abeti e betulle ma anche campi coltivati.
Entrare in Estonia dalla Russia ad un primo sguardo non sembra un grande cambiamento, ma facendo via via caso ai dettagli si nota una differenza abissale.
I campi coltivati certo, poi le strade più strette ma paradossalmente molto più scorrevoli, in stato perfetto e con molto meno traffico...quasi nullo in effetti, i cartelli non più in cirillico ma soprattutto le architetture: sono completamente spariti i casermoni squadrati. La periferia di Tartu, la prima vera città dopo il confine, è infatti caratterizzata soprattutto da villette nuove ma in legno o case in mattoni, anche i condomini sono diversi, qui sono "di design"!
tartu
E poi magicamente ti ritrovi a pagare le cose in euro e a poter comunicare in inglese. Tutto più bello, più nuovo e più funzionale insomma, però non c'è il fascino che pervade l'aria della Grande Madre Russia e poi qui nessuno ti attacca a parlare come se fossi un locale e vedendo che sei straniero e non capisci un'acca continua imperterrito come se niente fosse, qui non ti ferma nessuno per strada.
Comunque sia, Tartu è carina, ci passerò la mia prima notte estone e poi domani mi sposterò nella capitale. Il centro storico è fatto di palazzi ottocenteschi colorati e poi è un'importante centro universitario e sulla collina hanno trasformato la vecchia cattedrale in rovina nel museo dell'università. Una differenza che fa piacere è la sua compattezza...basta con le città che hanno gli abitanti di Latina e l'estensione di Tokyo...in poche ore me la sono girata tutta per bene.
tartu
In effetti sembra di essere in Finlandia e anche la lingua assomiglia al finlandese...e come il finlandese ha delle imbarazzanti assonanze con parole italiane dal significato totalmente diverso: lungo il tragitto in bus ho visto l'hotel "Rapina" (invitante vero?), sulle porte del mio ostello c'è scritto "tomba" (sotto c'è la traduzione in inglese: "pull", e meno male che manca una r), infine cercando su google maps se conveniva il bus o il treno per arrivare a Tallinn (dal punto di vista logistico è meglio il secondo, la stazione di Tartu è anche tutta in legno, ma le corse sono a orari del cazzo e quindi andrò in bus) ho scoperto una stazione secondaria della capitale dal nome piuttosto curioso che per ora non riporto perché voglio andare a fotografarla ed eventualmente inserirla nel prossimo scritto, se non resistete alla curiosità provate a cercarla da voi. 

16- Arrivare a Tallinn di sabato all'ora di pranzo dopo 26 giorni di Russia (più uno a Tartu che come potete capire non è molto inflazionata) è spiazzante. 
stazioncina a tallinn
Il centro storico è piccolissimo e invaso di persone: ai tanti viaggiatori indipendenti si aggiungono una marea di grupponi scesi dalle crociere che prendono d'assalto i tanti ristorantini e caffè nella piazza centrale e nei dintorni, dall'aspetto un po' da trappole per turisti, e come ti giri senti parlare italiano persino dai camerieri (è un dato di fatto: nei posti dove c'è inflazione di persone i turisti più numerosi sono italiani e spagnoli, mentre nei posti magari ugualmente belli ma più ricercati non ne trovi nemmeno uno). Il mio primo pensiero è stato: "voglio andarmene!".
Non che in Russia non ci fossero tante persone e i grupponi, anzi, ma anche a Mosca e San Pietroburgo gli spazi sono così grandi che la folla un po' si diluisce, mentre per le altre città...si, la gente in giro è molta di meno, talvolta ti chiedi dove siano tutti quegli abitanti dichiarati sulle guide e inoltre in Russia una città con gli abitanti di Tallinn sarebbe grande il quadruplo e con le varie attrazioni sparse un po' su tutto il territorio o quasi. 
La folla però non ragiona.
mar baltico
Basta allontanarsi di poco dalla piazza e dalle due-tre strade principali e la città vecchia dimostra di meritarsi la propria fama: è davvero pittoresca, patinata senz'altro, ma inequivocabilmente incantevole e si riescono anche a fare delle foto a degli angoli suggestivi senza persone all'interno (o almeno non in primo piano tagliate a metà, a meno che non ti arriva quatto quatto alle spalle un gruppone di cinesi). Stamattina poco dopo le nove poi la tranquillità regnava sovrana e il centro storico era puro godimento, io però ho approfittato della bella giornata per scappare prima verso il bellissimo parco con l'antico palazzo reale e quello presidenziale e proseguire poi verso il sobborgo di Pirita, dove c'è il porticciolo turistico e la spiaggia. Già, sono partito da Mosca quasi un mese fa e ora sono finalmente arrivato in riva al Baltico.
costola dibue
Girare fuori dalla città vecchia mi ha fatto anche scoprire qualche chicca, come un ex quartiere industriale riconvertito in posto alla moda o il panorama dal tetto del vecchio terminal marittimo fatiscente, da dove le torri antiche svettano a fianco dei moderni grattacieli. Insomma, Tallinn dopo un inizio non proprio idilliaco si è fatta perdonare, però è un po' cara.
Stasera ho cenato con zuppa d'alce e un'enorme costola di bue nordico, domani si lascia l'Estonia per approdare, dopo una breve sosta a Riga, in Lituania.
Ah, nella prima foto potete vedere il nome della stazione ferroviaria secondaria che mi aveva incuriosito. 

17- Sto in Curlandia!
No, non intendo dire che mi trovo in un posto lontano, anche se in effetti per i canoni italiani un po' sperduto lo è; si chiama proprio così: penisola curlandese (o di Neringa), e benché molti da noi non la conoscano è invece un'importante attrazione turistica e patrimonio UNESCO, nonché una delle destinazioni più attese di questo viaggio. Ma facciamo un passo alla volta.
Ieri doveva essere un'impegnativa giornata di trasferimento poiché Klaipeda è si la terza città della Lituania (potete immaginare di che metropoli si tratti) ma ero ben cosciente che collegamenti diretti da Tallinn erano molto improbabili e avevo paura di restare intrappolato a metà strada. Invece la cosa si è risolta con estrema facilità: un solo cambio di autobus a Riga, giusto in tempo per pranzare nell'autostazione della capitale lettone, e un'attesa della coincidenza inferiore all'ora; però il tempo di viaggio è stato comunque lungo. Sono infatti partito da Tallinn alle 9 e arrivato a Klaipeda alle 19:50. 
sulla duna parnidis
La città attrazioni imperdibili non ne ha, eppure non è affatto male, anzi, mi spingo a dire che è molto graziosa, con le strade acciottolate del centro, i palazzotti storici ben tenuti e un piacevole lungofiume con i localetti che sbuca proprio nello stretto braccio di mare che separa la città dalla penisola che si copre in soli 10 minuti di ferry. 
Neringa è una lingua di terra larga pochi chilometri ma lunga circa 100 che separa l'ampia laguna dei Curi dal Baltico ed è ricoperta di foreste dove brulica la vita selvatica chiazzate da zone caratterizzate da alte dune sabbiose. 
Il posto è bello da mozzare il fiato. 
Dal quel piccolo delizioso gioiello che è il villaggio di Nida, l'ultimo avamposto lituano prima della frontiera con l'oblast russo di Kaliningrad, partono diversi sentieri in mezzo al bosco che in meno di mezz'ora portano alla duna Parnidis e una volta in cima il cuore perde un battito per lo stupore e la meraviglia: il panorama sui boschi e le dune della parte russa che si apre su entrambe le sponde della lingua di terra è non meno che emozionante. Inserire a forza questa tappa nel mio lungo itinerario, nonostante l'intera giornata di ieri dedicata allo spostamento, è stata una delle scelte più felici che potessi fare...il mio istinto funziona ancora evidentemente. 
Domani ci si sposta ancora, non di molto per fortuna, ma sono quasi alla fine del mio viaggio. 

18- Per gli appassionati di basket un soggiorno a Kaunas equivale a una specie di pellegrinaggio tanto è storica e titolata a livello europeo la squadra locale. Ho anche scoperto che è una frequentata meta erasmus, infatti l'ostello è pieno di studenti in avanscoperta (pare procuri anche alloggi agli erasmi), molti italiani, la camerata ne è piena.
Per me però Kaunas è soprattutto la città natale di due amiche, gemelle, che da vari anni vivono altrove ma con le quali mi è capitato (con una delle due anche abbastanza spesso visto che col marito, argentino, sono venuti a trovarmi a casa in diverse occasioni) di discutere amabilmente delle loro terre di origine davanti a un piatto di pappardelle al cinghiale in un'osteria dei castelli romani. Perciò, avendone la possibilità, mi è sembrata cosa scontata sceglierla come meta inedita finale del mio viaggio (Vilnius, dalla quale ho il volo di ritorno, ho già avuto modo di conoscerla per bene alcuni anni fa). 
ristorante di kaunas
La seconda città della Lituania (quasi un'altra capitale, ruolo che ha anche ricoperto, visto che è poco più piccola della titolare) è un posto piacevole, con una lunga direttrice pedonale, una delle più lunghe d'Europa in effetti, che taglia longitudinalmente tutto il centro sia nella parte moderna che in quella antica e una graziosa città vecchia con le strade acciottolate. Da vedere però non è che ci sia poi moltissimo, a parte qualche chiesa, un po' di palazzi antichi, svariati musei (uno curiosamente dedicato al diavolo) e i pochi resti di un castello. Forse la cosa che ho trovato più bella è un notevole parco con grandi prati in fondo al centro storico proprio dove vanno a confluire i due fiumi, Nemunas e Neris, che limitano l'area urbana. Un cartello in ostello informava però che Kaunas è titolare dei "cepelinas" più grandi e famosi del paese (trattasi di gnocchi di patate ripieni di carne o altro, grandi come un pugno, altrimenti detti "zeppelin" e i motivi di tale nome sono abbastanza chiari: 
1- sono grossi come dirigibili;
2- dopo che li hai mangiati ti senti un dirigibile;
costituzione uzupis
quelli che ho preso stasera li digerirò probabilmente a natale) e quindi spinto dalla curiosità ho chiesto consigli alla ragazzetta dell'ostello. Ella mi ha così inviato in un posto non distante che oltre ad essere splendido, essendo ospitato in una casa tradizionale in legno con interni in linea (allego foto), costava anche incredibilmente poco: un borsch coi funghi, due cepelinas con la panna acida (ma solo io ho un'insana passione per la panna acida di sovietica estrazione?) e un birrone alla spina per 9 euro e 20 centesimi.
Ora sono a Vilnius, sempre deliziosa, forse anche più di come la ricordassi, e quindi questo sarà il mio ultimo dispaccio durante il viaggio. Voglio perciò concludere affermando il mio pieno accordo con la costituzione della Repubblica di Uzupis, enclave cittadina proclamatasi indipendente, affissa per strada su piastre metalliche in 28 lingue, delle quali potete vedere in foto la versione in italiano. In particolare avallo i punti 12, 13 e la seconda metà del primo...voi che ne pensate?
Ci si risente da casa. 

19- 26 giorni di Russia e altri 8 tra Estonia e Lituania, quasi 6000 km tra treno e autobus, 19 città; tiriamo le somme...da casa:
mosca
- i russi sono un popolo molto più amichevole di quanto molti pensino e anche se l'inglese è pressoché sconosciuto con loro in qualche modo si fa...due parole inglesi (al massimo) le sanno loro, tre parole russe sono di significato evidente (cosa vorrà mai dire "vagon"?) e altre tre le sai te così ti becchi pure un bel sorriso e la conversazione è fatta, a meno che non trovi un'anziana provodnitsa o bigliettaia che probabilmente in passato è stata sergente dell'armata rossa che non ha intenzione di perdere tempo con te e ti incenerisce con lo sguardo (e talvolta ti prende anche a male parole);
- i russi, in particolare le signore di mezza età quando parlano fanno "taak", mentre ti spiegano le cose (in russo) ogni tre parole emettono un "taak", credo sia un intercalare del tipo "quindi" o "allora";
- i paesi baltici sono ormai un altro mondo, dove l'inglese magicamente ricompare in quantità, ma comunque mondi differenti tra loro;
- l'Estonia sembra un po' la Finlandia, come lingua, organizzazione e prezzi, però forse i finlandesi sono più mattacchioni e meno rigorosi, la Lituania invece è decisamente più economica e la gente sembra più briosa.
Cosa mi è piaciuto:
- tra treni, bus e minibus il modo di arrivare in un posto si trova sempre e costa anche molto poco, anche se talvolta gli orari sono davvero scomodi;
- le zuppe;
- le pinte di birra alla spina a meno di 3 euro;
foto a kazan
- le ragazze bellissime a gambe completamente scoperte che quando le guardi sorridendo un po' inebetito ti sorridono a loro volta;
- la top 3 (in ordine cronologico) dei posti è Suzdal, Kizhi e la Penisola Curlandese.
Cosa non mi è piaciuto: 
- i grupponi, non solo quelli di cinesi;
- il prezzo della vodka "Russky Standard": le volte passate costava come le altre, perché ora costa il doppio dannazione?
- in tutta Vilnius non ho trovato nessuno che vendesse le scatolette di caviale mischiato con la panna acida e anche in Russia è diventato meno comune...che è successo?
Al prossimo viaggio. 

Ecco infine il video con i punti più salienti della parte russa del mio viaggio, buona visione:










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